lupi solitari

giovedì 15 marzo 2012

manutenzione dell'articolo 18












(ASCA) - Roma, 14 mar - Governo e sindacati stavolta sono d'accordo. Il ministro del welfare, Elsa Fornero e i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e Giovanni Centrella hanno infatti raggiunto un accordo di massima sulla riforma del mercato del lavoro. L'incontro di questa mattina [rif. 14 marzo] ha aperto la strada all'accordo che, di fatto, mette gli industriali davanti ad una scelta precisa: prendere o lasciare. Sì perché il cambio di atteggiamento dei sindacati è dovuto alle rassicurazioni del ministro sull'entità delle risorse per gli ammortizzatori sociali e sull'articolo 18, per il quale si prevede una ''leggera'' manutenzione. Questo vuol dire che l'esecutivo conta di far pagare alle aziende una parte degli oneri che gravano sui lavoratori confermando anche l'anticipo al 2015 della riforma degli ammortizzatori sociali, cosa poco gradita a Confindustria e Rete Imprese Italia che ha già dichiarato l'intenzione di non firmare un'intesa in questi termini.
Emma Marcegaglia ironizza sulla Fornero: "dal governo una paccata e basta".Fornero, in un'audizione al Senato, ha confermato che il governo è "pronto a presentare delle proposte su 5 aspetti fondamentali: l'ordinamento dei contratti, il sistema degli ammortizzatori sociali, la flessibilità in uscita, le politiche attive, i servizi per il lavoro". Su questo il termine resta quello del 23 marzo, entro il quale siglare l'intesa, anche perché - ha voluto sottolineare lo stesso ministro - ''il presidente del consiglio partirà due giorni dopo, il 25 marzo''. Chiara, quindi, l'intenzione del premier di giungere all'intesa in tempi brevi, per questo al momento l'esecutivo sta quantificando in maniera precisa i fondi da mettere sul tavolo che sono già stati comunque identificati e comunicati ai sindacati. La contropartita però per il governo deve essere l'articolo 18. Non a caso, infatti, i sindacati hanno dato la propria disponibilità ad una ''manutenzione'' della norma, anche se la Cgil continua a mantenere la propria opinione contraria che, a questo punto, sembra solo di facciata per arginare l'ala più estrema del sindacato. Insomma, il governo tira dritto per la sua strada, anche perché, come ha detto la Fornero nella riforma ''ci sono aspetti indigesti per tutte le parti, ma bisogna che le parti guardino il complessivo. E' un menu' equilibrato''.

Koshka



giovedì 8 marzo 2012

la RAI non trasmette






Una serie televisiva che affronta il tema della violenza sulle donne. Alla vigilia dell'8 marzo, e dopo l'ennesima strage familiare (a Brescia nei giorni scorsi un uomo ha ucciso l'ex moglie e altre tre persone), molti si aspettavano che la Rai mandasse in onda (o si preparasse a farlo) "Troppo amore". Di cosa si tratta? Di una serie in quattro puntate, prodotta da Claudia Mori, che racconta lo stalking e la violenza domestica. Ma al momento non è prevista nessuna data a Viale Mazzini. E, anzi, la serie continua a essere rimandata.

[Stalking, Anna Oxa denuncia un medico amico]

Per questo Sandra Zampa (Pd) e Albertina Soliani hanno scritto un'interrogazione al ministro del Welfare Elsa Fornero perché risolva il caso. L'appello ha trovato un sostegno bipartisan: a tutte le parlamentari del Pd si sono affiancate l'ex Ministro Mara Carfagna (Pdl), Gabriella Carlucci (Udc), Flavia Perina e Giulia Bongiorno (Fli). Nell'interrogazione si chiede alla Rai «per quali ragioni continui a non programmare i tv movie che potrebbero sensibilizzare l'opinione pubblica su questo drammatico fenomeno». E soprattutto «se non sia utile e necessario trasmettere il tv movie in occasione dell'8 marzo».

[Stalker ucciso dal padre dell'ex]

"Mi dispiace che la Rai non stia facendo servizio pubblico" commenta amaramente Claudia Mori al Corriere della Sera, "I soldi per la serie sono drammaticamente spesi bene. Raccontare la violenza sulle donne è un dovere. Questo continuo rimandare la messa in onda la vivo come un boicottaggio. Non saranno quattro film a fermare il fenomeno, ma quello che succede in Rai è scandaloso".

[Lo stalker di Michelle Hunziker]

domenica 4 marzo 2012

Levi Strauss



nato Löb Strauß, è stato un imprenditore tedesco naturalizzato statunitense, fondatore del noto marchio di abbigliamento Levi Strauss & Co.

Levi Strauss nacque in una famiglia di ebrei bavaresi (il padre era Hirsch Strauss e la madre Rebecca Haas). Partito dal porto di Bremerhaven, lasciò, come molti connazionali, la Germania per giungere negli Stati Uniti, sbarcando a New York. Qui i due fratelli maggiori, Jonas e Louis, avevano impiantato con successo un'industria di abbigliamento. Dopo avervi passato appena due giorni, si trasferì da un altro parente immigrato, lo zio Daniel Goldman, che teneva un ranch a Louisville in Kentucky. Vi passò altri cinque anni, durante il quale imparò la lingua, sperando di diventare un uomo d'affari indipendente, sebbene avrebbe dovuto succedere allo zio nella gestione del ranch. Nel 1847 anche la madre e due sorelle raggiunsero New York per aiutare i Jonas e Louis nella loro fiorente attività.

A partire dal 1850, Löb inglesizzò il proprio nome in Levi e nel 1853 divenne cittadino americano. Quindi si trasferì a San Francisco, in California, regione che attraversava un momento di forte sviluppo dovuto al fenomeno della corsa all'oro: sperava infatti di impiantarvi un'industria tessile che potesse sfruttare la richiesta di particolari tessuti utili al lavoro nelle miniere, ai carri dei pionieri (i conestoga) e alle vele delle imbarcazioni. Così, con il cognato David Stern, aprì l'ingrosso Levi Strauss & Co. Levi era tra l'altro solito fare il venditore ambulante per le miniere, trasportando la propria mercanzia su un carro e per i minatori inventò un nuovo tipo di indumento, oggi noto come salopette. Più tardi utilizzò allo scopo la tela detta serge de Nîmes, oggi nota con la sua contrazione denim.

Il 20 maggio 1873, il sarto Jacob Davis condivise con Strauss il brevetto del suo tessuto, rafforzato attorno alle tasche con rivetti di rame.

Levi morì nel 1902 e fu sepolto a Colma. Lasciò l'azienda ai quattro nipoti Jacob, Louis, Abrahm e Sigmund Stern.

Howard Hughes




Howard Robard Hughes, Jr. è stato un imprenditore, regista, aviatore e produttore cinematografico statunitense.

È famoso per aver ideato, progettato e costruito, tra i suoi diversi aeroplani, l'Hughes H-4 Hercules, comunemente noto come Spruce Goose, e per il suo autodistruttivo ed eccentrico comportamento negli ultimi anni di vita. Tra i film più conosciuti da lui prodotti o diretti figurano Gli angeli dell'inferno (1930), di cui curò la regia e che dedicò interamente al mondo dell'aviazione, Lo sfregiato (1932), e Il mio corpo ti scalderà, (1943), un western che fece scalpore per il debutto della conturbante attrice Jane Russell.

Hughes fu una personalità complessa, contraddittoria ma - a detta di molti - estremamente geniale e dotata di grande iniziativa. Originario - forse - della cittadina texana di Humble (anche se ufficialmente risulta nato a Houston), soffrì in realtà a lungo di disturbi mentali (dovuti quasi certamente ad una forma di sifilide contratta in gioventù), con violente e frequenti crisi di ossessione compulsiva che lo costringevano ad autorecludersi nella propria abitazione.

A quello che veniva considerato fra gli anni trenta e gli anni quaranta l'uomo più ricco e potente degli Stati Uniti, sono state attribuite relazioni con diverse attrici, fra cui Katharine Hepburn, Bette Davis, Jean Harlow e Ava Gardner. Fu sposato dal 1957 al 1971 con l'attrice Jean Peters. Hughes ebbe diversi guai con l'establishment politico e industriale, probabilmente proprio a causa del proprio carattere eccentrico. Dal 1948 al 1955 ebbe il controllo dell'importante major cinematografica RKO Pictures, che dovette però poi cedere in virtù delle leggi antitrust.

Ugualmente, sorte non migliore ebbe la sua casa di produzione di aerei, la Hughes Aircraft, entrata prepotentemente in competizione sul mercato aeronautico USA e per la quale il produttore investì una grande fortuna. Né la compagnia aerea TWA. Si vide spesso preclusa la corsa all'Oscar - evidentemente a causa dei dissapori con diversi membri della MPAA (Motion Picture Association of America) - e trascorse gli ultimi anni di vita in giro per il mondo, con frequenti soste in cliniche di lusso. Morì durante un volo di trasferimento dal Messico verso l'ospedale metodista di Houston, dove si sarebbe dovuto sottoporre a un nuovo ricovero.

Vita, opere, passione e (geniale) follia di Howard Hughes sono state spesso rievocate per il cinema e per la televisione (ma anche il mondo dei fumetti si è occupato di lui). In tempi recenti la figura del produttore-aviatore è stata raccontata - con enfatico ardore ma anche, a detta dei critici, con sufficiente aderenza alla realtà - nel film The Aviator del 2004, diretto da Martin Scorsese ed interpretato da Leonardo DiCaprio, premiato con tre Golden Globe e cinque Oscar. È stato anche protagonista indiretto del film L'imbroglio - The Hoax, girato da Lasse Hallström nel 2006, in cui un giornalista, interpretato da Richard Gere, inventa un libro-intervista proprio su Hughes. Prima di lui fu Orson Welles nel film F for Fake del 1975 a raccontare le immaginarie vicende di un falsario sedicente biografo del magnate texano